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“...E la marea mugghiar
portando alle prode rete è
l’armi di Achille sovra l’ossa di Aiace:
a’ generosi giusta di glorie
dispensiera è morte;” Ugo Foscolo “I
Sepolcri” Giovanni Lazzetti detto
il Ballonaio fu uno dei più famosi partigiani italiani. Un personaggio straordinario, da capo banda dei ladri di frutta della sua città, volontario nei paracadutisti a soli diciassette anni, successivamente marinaio e poi si
arruolò nella Compagnia della Morte. Disertò tre volte. Capo partigiano compì decine e decine di azioni rischiosissime e rocambolesche. Con un astuto piano riuscì a derubare i tedeschi di ottocento fucili, con i quali armò
i partigiani di tutta la Valtrebbia. Per i suoi colpi spesso si travestiva nei modi più impensati e ogni sua azione aveva un forte sapore di burla. E di beffe e burle il
Ballonaio (questo soprannome gli derivava dai tempi in cui ragazzino vendeva palloncini nelle piazza) come illustrato nel libro, aveva sempre vissuto, da bambino, da giovanotto, sotto le armi e da partigiano. La sua impresa più
clamorosa. Ormai leggendaria, è destinata ad entrare nelle chicche della storia, fu una grande beffa, giocata sul filo del rasoio agli alti comandi nazifascisti nel novembre del ‘44. Il maresciallo Graziani e
il Corriere della Sera si occuparono dell’episodio. Ma a restare con le braghe calate dopo aver incontrato il Ballonaio: furono il generale delle SS Wolff, in quel momento signore assoluto delle retrovie italiane, Mussolini,
il Ministro della Repubblica Sociale Buffarini Guidi e tutto il loro seguito di ufficiali e portaborse. Un episodio incredibile, se non fosse tutto documentato da inoppugnabili documenti redatti dai fascisti (che seguirono
passo passo l’avvenimento) dalle spie partigiane infiltrate fra i fascisti e dagli alti comandi della Resistenza. Documenti meticolosamente riportati nel volume, corredato da foto dell’epoca e da nove splendide
illustrazioni di Giovanni Freghieri, disegnatore di Dylan Dog. Il volume fu fonte di qualche grattacapo per l’autore a causa di una
pesante polemica fra un docente dell’università di Parma che fu denunciato dai partigiani piacentini per alcune sue affermazioni sul Ballonaio e sulla Resistenza. Il Ballonaio ha venduto
2500 compie ed è stato stampato in tre edizioni, la prima edizione per la Tel&press (Piacenza) nel 1991, la seconda per Pontegobbo (Castelsangiovanni, Piacenza) nell’aprile del 2001 e la terza sempre per Pontegobbo nel
settembre del 2001. La prima edizione, quella che si può vedere nell’immagine ha venduto 2000 compie ed è esaurita. RECENSIONI |
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HANNO SCRITTO DI QUESTO LIBRO: |
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| Libertà 20 dicembre
1991: Sulla figura di questo
partigiano, che aveva derivano il nome dalla professione del padre (un invalido che vendeva palloncini sulle fiere della Val Tidone) gli studiosi e i semplici osservatori si sono divisi in due schieramenti: chi lo ritenne un
eroe e chi lo condannò come traditore. Per la verità mancò un autentico filone di ricerca. Ora giunge questo libro che ha scritto un giovane... L’autore del libro sul
Ballonaio non si è limitato a comporre uno stupido collage di testimonianze su una figura che pur carismatica come il capo partigiano Giovanni Lazzetti, ma ha fatto parlare le testimonianze costringendole a rispondere alla
domanda: “Il partigiano tradì?”. Il Ballonaio, nome di
battaglia Giovanni Lazzetti. È stato uno dei comandanti più discussi della Resistenza piacentina ed ha legato il proprio nome ad imprese temerarie e rocambolesche, tra cui la famosa beffa che lo ha portato a trattare con i
tedeschi una fantasiosa beffa dell’intero schieramento partigiano piacentino. La storia della
Ballonaio è tutta un susseguirsi di beffe, imbrogli, di rapine, di colpi di mano. L’autore descrive con minuzia di particolari, quasi con maniacalità ogni azione, chi vi partecipò, la balistica: si reca sui posti che
furono teatro delle imprese del protagonista della biografia. E il racconto strutturato in forma giornalistica prosegue fra travestimenti, imitazioni, battute, situazioni grottesche al limite dell’inverosimile. Infatti
personaggi fra la leggenda e la storia sono più volte citati in questo libro, parliamo del barone di Munchausen, del Passator Cortese, ancora di Robin Hood. Ermanno Mariani,
giornalista piacentino, ha presentato un libro dal titolo curioso “Il Ballonaio”. E’ un lavoro che interesserà gli storici della Resistenza. Giovanni Lazzetti detto
il Ballonaio fu uno dei personaggi più singolari e controversi della Resistenza piacentina, avventuriero intrepido con il gusto del bluff e della beffa. L’opera rimane
interessante per due aspetti: la giovane età dell’autore, che può vedere con un certo distacco gli avvenimenti della Resistenza, e il tentativo di riabilitazione di un personaggio, accusato di tradimento e che tanto aveva
dato alla Resistenza, ma sul quale in modo indegno era sceso il silenzio. Il libro (in libreria a Parma) dopo quarantasei anni, gli rende finalmente giustizia. La biografia di Mariani
tenta di ristabilire la verità sulla base di documenti e delle testimonianze senza tuttavia rinunciare la gusto e al sapore dell’avventura. Il Balllonaio da sempre
personaggio beffardo, una notte volle prendersi un piccolo divertimento alle spalle del simpatizzante del fascismo, piazzandogli una bomba sotto il suo chiosco dei giornali e buttandoglielo all’aria con una terribile
esplosione. Facile immaginare lo stupore del povero edicolante e le risate degli antifascisti di Castelsangiovanni all’indomani della beffa del Ballonaio. Poco alla volta il Lazzetti stava diventando un grosso nome fra i
partigiani, con queste parole ce lo dipingono i cronisti dell’epoca: “ Corpo tozzo, collo muscoloso, testa bionda, occhi verdi, mobili e vivacissimi, gesti scattanti e nervosi, con la sua stessa voce secca e tagliente dà
disposizioni ed impartisce ordini”. |
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