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IL Ballonaio e la Sicherheits |
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“...Senza i morti, i
loro ed i nostri, nulla avrebbe senso” B.
Fenoglio Edizioni Vicolo del
Pavone, Piacenza, 1994, pagine 62, euro 2. Copie vendute 1000. Recensioni |
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Corriere Padano 8 Luglio
1994 (1944 A Ugo Scagni storico della Resistenza Sui
monti di Piacenza dove
il nemicco passò un
giovanotto ardito davanti
a nulla tremò Solo
scendeva il piano per il nemico scovar O Balonàio.. partigiano di tanto valor... Mercoledì
24 dicembre, ore 16,30. Una grossa Fiat 1100 nera scendeva dalle brulle e grige
colline sobbalzando nella strada fangosa. L’autista, un ometto piccino sui quarantacinque anni si affaccendava intorno al volante per ridurre al minimo sbandate e sobbalzi, ma quella strada oltre ad essere piena di curve era
costellata di buche zuppe di acqua. Sul sedile posteriore della 1100 con atteggiamento marziale e un po’ seccato se ne stava seduto un grosso vecchio, in mezzo alle gambe teneva un lucido bastone di legno nero da passeggio,
su cui appoggiava le mani. Indossava un cappottone nero con il collo di pelo nero, sul capo un cappello nero. Aveva i capelli grigi, quasi bianchi, piuttosto lunghi. Due enormi baffoni con favoriti gli incorniciavano un viso
pieno e rossastro. Accanto a lui sedeva una bambina di circa dodici anni. La bambina aveva i capelli biondi, lunghi e lisci, raccolti con una semplice coda di cavallo. I suoi grandissimi occhi azzurri fissavano il paesaggio
all’esterno del finestrino. Un paesaggio tetro, brullo, oppresso da un cielo grigio, appesantito da nubi cariche di pioggia. La strada era così devastata che l’autista dovette
rallentare il mezzo fin quasi a passo d’uomo. Ad un tratto da una curva sbucò un gruppo di soldati, marciavano in direzione opposta alla Fiat. Uno di loro alzò un braccio in segno di alt. Al cenno, l’autista bloccò
immediatamente il mezzo. Il drappello di militari si avvicinò alla Fiat, erano sporchi, laceri, i visi gonfi, stravolti dal freddo e dalla stanchezza. Quello che pareva il capo, un ufficiale dei bersaglieri con le insegne del
fasci littori, si avvicinò al finestrino. Il vecchio abbassò il vetro, mostrò un salvacondotto e aggiunse: «Sono il conte Filippo Bersani, con il mio autista e mia nipote. Ci stiamo recando a Castel San Giovanni per
raggiungere mia moglie». L’ufficiale esaminò rapidamente il salvacondotto, poi disse: «Sono brutti tempi per mettersi in viaggio signor conte». «Non ho potuto fare altrimenti, mia moglie si è sentita
male e dobbiamo accorrere, pensavamo di sentirci più al sicuro qui in collina, ma siamo costretti a tornare in pianura. Comunque mi pare che il rastrellamento che avete fatto scattare il mese scorso ha ormai dato i suoi
frutti, quei porci di ribelli non sono più stati visti da queste parti». «Sì certo... L’operazione ha avuto pieno successo...
ma...» replicò stancamente l’ufficiale, la sua divisa verde era in disordine, era sporca, non si radeva la barba da giorni e i suoi occhi erano molto stanchi. «Ma cosa?» lo incalzò il conte. «Avete impartito una
lezione indimenticabile a quei banditi e presto le armi segrete promesse dal nostro Duce ci guideranno alla vittoria». «Certo, certo» disse l’ufficiale staccandosi dal
finestrino, poi prima di salutare soggiunse: « E’ bene che teniate gli occhi attenti, almeno sino a Pianello. Questa mattina, gli esploratori della Turkestan(1) hanno segnalato la presenza in questa zona del Ballonaio(2) e
della sua banda». «Sempre quel delinquente! Il re degli straccioni! Non gli
avete ancora dato il fatto suo?». «E’ molto abile... Abile e fortunato». «Al diavolo un po’ di piombo e il problema è risolto»
borbottò visibilmente contrariato il conte mentre con la manopola rialzava il finestrino e salutava. L’ufficiale fiaccamente rispose al saluto mentre l’auto scivolava nel fango accanto a lui e al suo drappello, composto
da bersaglieri italiani e da alcuni mongoli in divisa tedesca, appartenevano alla 64a Turkestan. La 1100 era tornata a rullare sull’infame strada. «Chi è il Ballonaio?»
domandò al nonno la bambina. «Il Ballonaio?», si interrogò il vecchio e prima di rispondere sbottò in un sonoro grugnito di disapprovazione: «Mia cara Lisa il Ballonaio è un assassino, un assassino sanguinario e un
ladro, ma prima o poi incontrerà qualcuno che gli darà il fatto suo». Il conte non potè terminare la risposta, la sua attenzione fu attirata da una figura che con un agile balzo si staccò dal colle che fiancheggiava la
carreggiata per piombare in mezzo alla strada, proprio in prossimità del prossimo tornante, la figura distava dall’automobile un centinaio di metri e voltava le spalle...
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