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Sul Grande rastrellamento
Il
grande rastrellamento: Achtung banditi - nelle valli della libertà e della
morte
Di Marco Denti
A quella distanza tedeschi, mongoli e fascisti
parevano piccole formiche che arrancavano fra la neve. I militari marciavano
lenti, stanchi. Erano in fila indiana. In coda alla colonna gli animali carichi
di bisacce con le salmerie per la truppa. Ad un tratto i montanari notarono che
sopra un asino vi era uno strano fardello. Mentre l'animale avanzava il fardello
prendeva forma e colore. Era il cadavere di un soldato riverso sulla groppa
dell'animale. Dalla testa il morto perdeva un filo di sangue.
Il particolarissimo punto di vista di Ermanno Mariani, un
narratore della pianura che dedica gran parte della sua scrittura alla storia e
alla vita locale, prevede una visione della storia che è allo stesso tempo
romanzo e documento, immagine e oralità. L'epopea della guerra partigiana nelle
valli e sulle colline della provincia di Piacenza, un angolo strategico della
seconda guerra mondiale italiana, diventa lo scenario ideale per una sequenza di
personaggi le cui gesta vengono vissute, e scritte, con il ritmo e il gusto
dell'azione. Con la peculiarità che si tratta di una realtà storica concreta e
drammatica: come ben spiega lo stesso Ermanno Mariani nell'introduzione
"sul finire del novembre 1944 nel piacentino si annidavano due divisioni e
oltre dieci brigate partigiane. I ribelli organizzati nelle zone collinari e
montane di questa provincia erano circa cinquemila, comandati da oltre duecento
ufficiali". Il grande rastrellamento, da cui il titolo di questa
raccolta di racconti che sembra anche una sintesi delle ricerche e delle
intenzioni di Ermanno Mariani, fu operato dai nazifascisti senza risparmio di
forze e, come è noto, senza andare troppo per il sottile. Tutto il catalogo
delle azioni di guerra (dal tradimento alle torture, che non sono una novità
assoluta) venne esplorato fino all'annientamento delle forze partigiane. Un
sacrificio che avrebbe trovato un suo senso soltanto nella primavera del 1945
quando la "sincerità gioiosa" della Resistenza, come la chiama Paolo
Maurizio Bottigelli nella prefazione, divenne la radice delle nostre libertà.
Marco Denti (11-06-2004